Su un sonetto per il matrimonio della signorina Laura Marchi. Bologna 1° gennaio 1892. Uno sguardo di realtà che sembra venire da un altro mondo, certamente migliore del presente. A cura di Giancarlo De Carolis (DeCa). clicca qui
Piccolo Zibaldone su Arte Moderna e contemporanea, terreno quanto mai malfido e in continua evoluzione 'sismica' , affrontato con buon senso. A cura di Giancarlo De Carolis (DeCa). clicca qui
'Chahier d'Art'. Edito da Giancarlo De Carolis Per presentare l'ultima pubblicazione di Giancarlo De Carolis scegliamo il primo aforisma pubblicato: Arte è tutto ciò che può esserlo e nulla di tutto quello che non può esserlo. Molti altri ne seguono, insieme a Decori, per completare la lettura di questa nuova iniziativa editoriale.
Gibo 40 (Cosmi 1976). Premio “Zeus Città di Rimini”  1980  (Poesia).
Lucciole, Vichinghe e Fanciulle in fiore. (Garattoni  1997) “Il disarmo di San Marino, il codice venatorio dei birri,la battaglia di Via Clodia…Una carrellata irresistibile sui favolosi anni sessanta della Riviera adriatica” (Recensione).  
Questa la missiva pervenuta qualche tempo fa al mio indirizzo di posta elettronica da parte di info@sanpietro.paradiso.com.                                                       “Caesar Octavianus Augustus Iuliano suo salutem. Scusami se, approfittando della speciale licenza concessami da San Pietro che (oltre a quelle del Paradiso  detiene anche le chiavi dei computer di tutto l’Universo)  mi rivolgo a Te dandoti del Tu. Non lo faccio certamente per arroganza di ex Imperatore. Il fatto è che, dopo aver letto la Tua recente Cronaca Malatestiana in difesa dell’Anfiteatro, Ti considero veramente un grande amico di Roma e dunque anche amico mio che della Citta Eterna fui il massimo rappresentante sulla Terra.  L’Anfiteatro! Una delle tre glorie di Rimini dopo il mio Arco e quel Ponte io stesso progettai e feci costruire e che,ciò nonostante,  porta invece  il nome del mio figlio adottivo Tiberio che ebbe solo il merito di dargli  l’ultima mano… Un Ponte a cinque Arcate, tutto in marmo d’Istria, sorto proprio per realizzare in sinergia con l’Arco la mia ambizione di impreziosire Ariminum nel suo decumano: il Corso D’Augusto.  Orbene amico cronachista mi  è giunta notizia ( recatami dal Prefetto del Pretorio, qui, nei campi Elisi, dove mi godo l’Eternità assieme alle nove coorti della Guardia Imperiale da me creata,) che questo mio bellissimo Ponte, percorso tuttora dalle vostre moderne bighe  quadrighe e carri,  sta per essere chiuso al traffico. Ciò ( perdona il termine che mutuo dal volgo per dar più forza al mio dire) mi fa veramente incazzare!  Ma per tutti gli Dei dell’Averno! Ariminum è l’unica città al mondo che può vantare un Ponte Romano rimasto in uno stato di conservazione pressoché perfetto, un Ponte che, a  riprova della straordinaria  abilità costruttiva dei Vostri antenati è tuttora perfettamente in grado di sfidare i millenni, e adesso me lo volete isolare, degradare, mummificare? Ma non capite  che il più grande orgoglio di Ariminum è proprio quello di fornire la dimostrazione visiva, palmare, inconfutabile di quanto grandiosa sia stata la civiltà Romana? Eliminare dal Ponte Romano le vostre bighe, quadrighe e carri significherebbe riconoscere che quel Grande Monumento è morto, che ha fallito lo scopo per cui è stato creato: quello di sostenere  per sempre, (per sempre!)  ogni tipo di traffico su due, quattro o financo sei ruote! Credono forse i riminesi che le loro autovetture pesino di più delle nostre bighe quadrighe e carri? Di quei grandi carri simili a quelli del Far West che trasportarono uomini donne e bambini  dal Lazio e dalla Campania a fondare la Città di cui poi tutti gli imperatori a partire da me ebbero ad innamorarsi? Ma per tutti gli Dei, non capite che razza di richiamo turistico ha rappresentato finora agli occhi del mondo un Ponte Romano di duemila anni fa tuttora a servizio del traffico stradale moderno? E quale frustrazione, senso di impotenza, umiliazione seguirebbero al suo ingiusto pensionamento? E come tutto questo rappresenti una sanguinosa offesa fatta a me Imperator Caesar Divi filius, Augustus, Pontifex Maximus? TU QUOQUE ARIMINUM? Scrivilo fili mi! Vale
Succede prima a Rimini. (La Stamperia 2012) “Sarà perché qui le frontiere sono aperte in entrata e in uscita… Sarà perché quando uno dei noi e triste va sulla punta del molo e poi gli passa… Sarà perché Sigismondo ha avuto un sacco di figli naturali…”  
Osta, te! (La Stamperia). Rimin’essenza. “Perché soltanto a Rimini si dà de pataca a un amico che non lo è, per paura che lo diventi?”. Con i quattro modi per dire “Osta”, le notti all’Embassy e tutto quello che c’è da dire sul Borgo, il Porto, gli anarchici e Fellini.  
Rimini come l’America. (La Stamperia 2009) “Con la sola differenza che noi passiamo ogni giorno sopra un Ponte Romano mentre loro devono accontentarsi di un distributore di benzina …” Con i ciclisti pellerossa, la notte Rosa e i Canadairs, gli sceicchi al Grand Hotel,e il Piano Strategico spiegato al Popolo.
Le saraghine e l’immortalità dell’anima. (La Stamperia 2007). Noi e la Patagonia. Che notte quella notte. La veridica Istoria di Gianciotto. Il Nuovo Cortegiano da spiaggia…e altre cronache ,fantacronache e  divagazioni malatestiane.  
Nuove Cronache Malatestiane . (Raffaelli 2006) Selezione, rielaborata, delle microstorie riminesi pubblicate dalla “Voce di Romagna  dal 2002 al 2006 nella Rubrica settimanale “Cronache Malatestiane”. Dall’assalto ai vip dei Cocali no-global al  Prodi pedalatore in Romagna spiato dall’Autore.  
Cronache Malatestiane del Terzo Millennio. (Raffaelli 2001 “…Allegre, compagnacce, dolci e aggressive, tese all’indagine dei malatestiani ferrigni,sgarbati,riminesi…(Titta Benzi).   Con Don Oreste Superstar, Luigi  Pasquini e la mano sulla spalla, Glauco e la Sagra , Sergio e quel treno per Bologna, Romeo Neri e Eugenio Pasquini. E Pio, meglio di Celentano  
Cronache malatestiane  1982-1989. (Cosmi 1990). “Bisogna capire che in quel pezzaccio di terra tra i colli e il mare che va pressappoco da Santarcangelo e Cattolica e ha come centro Rimini accadono cose che non succedono in nessuna altra parte della Romagna. Perché lì non vivono romagnoli ma malatestiani, gente che ha un suo rapporto speciale con l’ Universo Mondo”. (Glauco Cosmi)  
C’è gente. (Cosmoprint  1998). Prosecuzione del percorso iniziato con “Abbiamo bisogno di Santi”. In memoria di Silvio Ceccato e del suo pensiero, nell’anno della scomparsa.
Abbiamo bisogno di Santi.  (Luisè 1986). “Rispecchiano quanto io vado dicendo in prosa. La realizzazione dei valori positivi non va ricercata negli avvenimenti esterni ma nella volontà del soggetto di espandersi in sé e negli altri. Come l’autore di questi limpidi versi, il cui bisogno d’amare si scioglie nell’ironia di chi ha cercato di capire la mente. “ (Silvio Ceccato).
Nuovo ingresso nella produzione di Giancarlo De Carolis. Si tratta di un leporello, oggetto che ha una tradizione lunga e addirittura una dignità artistica: è un libretto formato da un’unica striscia di carta piegata a  fisarmonica. 'Leporello con pittura da viaggio' suggerisce anche dei titoli per le parole ada appuntarsi: Perturbazione, Elevazione, Bucolico, Volontà di ordine, Speranza di primavera. Prodotto da Raffaelli Editore i cinque segmenti astratti che appaiono sul dorso sono davvero belli e colorati!
 Il 24 giugno 2014 in occasione della serata del passaggio delle consegne Giancarlo De Carolis pubblica, per Raffaelli Editore, 'Aforismi e noterelle per un 3° anno'. La dedica stavolta è per gli amici, che hanno apprezzato i precedenti libretti e forse - scrive il Deca - li hanno anche letti integralmente.
 E' il quarto libro della collana curata dal Rotary Club Rimini Riviera, utile a ricordare l'amore per la musica così fortemente congeniale e diffuso fra i riminesi. Il mare e la musica sono elementi di riferimento per la città. Il libro, frutto dell'impegno di Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini e Maria Chiara Mazzi dimostra l'intreccio storico e costante, generato dal turismo e dalle mille manifestazioni organizzate. Nel corso dell'annata rotariana si sono susseguite iniziative che hanno sostenuto ed esemplificato questo rapporto, fra gli altri un magnifico concerto di ottoni all'Anfiteatro romano patrocinato dal Comune di Rimini
Questo libro è il frutto di una serie di conversazioni dedicate all’Adriatico tenute nell’anno 2002-2003 al Rotary Club Rimini Riviera, per scoprire le peculiarità ambientali e la cultura legata al mare che bagna la costa della nostra città. Docenti universitari, protagonisti della marineria riminese, giornalisti e storici, hanno percorso un itinerario dedicato alla scoperta dell’Adriatico, così vicino eppure così poco conosciuto dagli stessi riminesi 
L'estate del 1857 fu una estate caldissima a Rimini, non solo per il solleone ma anche per la serie di avvenimenti culturali che si intrecciarono tra di loro e dei quali il libro cerca di dar conto. Sono sostanzialmente due gli eventi che segnarono quella stagione: l'inaugurazione del nuovo Teatro Comunale e la presenza, in quell'occasione, di Giuseppe Verdi; Verdi, che era già 'Verdi', il quale proprio a Rimini decise di presentare un'opera nuova, o quasi, l'Aroldo.... Il libro è stato scritto da Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini e Maria Chiara Mazzi.
Sotto un cielo ridente trapunto di astri d’oro, mentre la luce bianca delle lampade elettriche si proiettava con effetto sorprendente sul mare immenso, leggermente increspato e le trombe squillanti facevano eco al sussurro delle onde brevi che mollemente baciavano il lido, s’apriva il nostro Stabilimento Balneario. Al lieto principio della stagione estiva sono accordi numerosi cittadini e pei lunghi viali emananti l’acre profumo dei tigli, dei platani e dei pini, ove i fanali s’inseguono accidiosi sbadigliando la luce rossastra sul fango, si sentiva un mormorio festoso, un vociare confuso mentre i vecchi carrozzoni dei tramvai passavano fischiando gremiti di gente. E son venuti anche i forestieri ospiti aspettati e sempre graditi, è venuta una nuova colonia, che aumenterà ancora, a rallegrare le feste cittadine che saranno molte e variatissime. Intanto laggiù, sulla spaziosa piattaforma, in mezzo al mare glauco e tranquillo, si formano crocchi, si ricambiano saluti, s‘incomincia a godere una vita spensierata nel fascino effimero della sua varietà e della sua bellezza. (L’Ausa, 1 luglio 1899)   Il libro è stato scritto da Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini, Lucio Mazzi, Maria Chiara Mazzi.
Questa ricostruzione dei trentant’anni di vita musicale del Polietama Riminese si riallaccia in maniera abbastanza naturale a volume Rimini e il suo Teatro Massimo, di cui costituisce una sorta di pendant. Tanto il Vittorio Emanuele era esclusivo, destinato alle grandi occasioni e al’elite, quanto il Politeama appare ispirato a criteri di popolarità, rivolto com’è a un pubblico più ampio e differenziato per censo e cultura. Attivo dal 1913 al 1943, esso copre le esigenze di spettacolo durante tutto il corso dell’anno, assicurando così al pubblico cittadino una continuità che tocca praticamente un po’ tutti i generi. Il libro è stato scritto da Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini, Lucio e Maria Chiara Mazzi
Non è, questo libro,una cronistoria delle rappresentazioni d’opera che si sono succedute in quasi un secolo di storia teatrale riminese. E’ piuttosto la storia di una comunità filtrata attraverso uno dei suoi luoghi più frequentati: il Teatro Vittorio Emanuele. In particolare gli autori si soffermano sulle rappresentazioni d’opera utilizzando come fonte privilegiata la stampa locale e ciò per rendere ragione del ‘consumo’ anche a Rimini, di quella che senza esitazione va definita come la forma d’arte ottocentesca più popolare per il melodramma. Popolare nel senso più pieno del termine giacché il teatro non è solo il luogo di riunione e di socializzazione di nobili e borghesi. Passato nell’immaginario collettivo come luogo privilegiato delle rappresentazioni drammatiche e musicali, il teatro è in realtà il luogo di svolgimento di momenti di svago e socialità ben più complessi e talvolta stravaganti… Il libro è stato scritto da Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini e Maria Chiara Mazzi
Amintore Galli nacque da famiglia riminese a Talamello il 12 ottobre 1945 e morì a Rimini l’8 dicembre 1919. Questi pochi dati già riassumono il legame del musicista con la città adriatica legame in realtà più profondo, intenso e documentato di quanto finora non sia stato detto. Attivo a Milano in un arco di tempo trentennale compreso tra il 1874 ed i primi anni del ‘900, Amintore Galli fu compositore, trattatista, operatore culturale, professore di estetica al Conservatorio. Attraverso la sua attività esplicata con notevole impegno, con profonda serietà professionale, con assoluta competenza e con una costante documentazione Galli contribuì a sprovincializzare l’ambiente della cultura italiana ancora assai ristretto. Dal Cesare al Rubicone di David, da Follia tragica alla Missa Pacis, dall’intitolazione del Teatro alle grandi feste celebrative del 1952, questo libro ricostruisce attraverso i materiali rimasti finora inediti i momenti salienti del rapporto tra il compositore e la sua città. Il libro è stato scritto da Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini e Maria Chiara Mazzi.
Il Rotary Rimini Riviera ha finanziato la realizzazione di un libretto che trasmette ai giovani alunni delle scuole medie i primi elementi per la conoscenza della lingua latina. Il latino educa ad avere stima delle cose belle e a dare importanza alle nostre radici, quelle per le quali l’Occidente è considerato la culla della civiltà.
La pubblicazione della Missa Pacis di Amintore Galli (Talamello, 12 ottobre 1845 – Rimini, 8 dicembre  1919) costituisce il punto d’arrivo di un percorso di studi sul compositore iniziato nel 2002 da Gianadrea Polazzi. La ricerca sull’autore ha prodotto, innanzi tutto, la pubblicazione di Rimini e Amintore Galli, volume in cui Gianandrea Polazzi, Andrea Parisini e Maria Chiara Mazzi hanno recuperato un inedito e inatteso legame del musicista con la città adriatica che si è scoperto più profondo, intenso e documentato di quanto finora non fosse emerso. A questo primo risultato ha fatto seguito il 23 settembre 2002 un’intera giornata di studi dedicata a Galli, culminata con lo scoprimento di una targa marmorea celebrativa in occasione del cinquantenario dell’ultima commemorazione, che si completa con l’edizione della partitura per coro e organo della Missa Pacis, la cui versione orchestrale fu eseguita per la prima volta a Rimini, nella restaurata chiesa di San Giovanni Battista, il 14 settembre 1919, nel corso di una solenne cerimonia per la conclusione della Prima Guerra Mondiale.
In occasione del 150° dall'Unità d'Italia, il Rotary Club Rimini Riviera ha promosso una iniziativa in partnership con il quotidiano Il Resto del Carlino. Il 18 marzo 2011 è uscito in edicola un fac simile di quotidiano, con le notizie di quel giorno, così come un cittadino riminese del 1861 avrebbe potuto leggerlo. Al tempo non esisteva una testata giornalistica cittadina, quindi il Rotary lo ha creato grazie alla collaborazione di Arturo Menghi Sartorio, Ferruccio Pasini e Piergiorgio Pasini. Clicca qui e potrai fare un viaggio all'indietro nel tempo!
Nel 2005, in occasione del centenario del Rotary, i club Rimini Riviera e Rimini hanno prodotto due contenitori a schede per diffondere la storia della nostra città nelle scuole, distribuendo i fascicoli agli studenti. Resta un lavoro, ad anni di distanza, sempre attuale di grande valore. Qui sotto i link per scaricare e stampare le schede.   Scuole Elementari 1a parte Scuole Elementari 2a parte Scuole Elementari 3a parte   Scuole Medie 1a parte Scuole Medie 2a parte Scuole Medie 3a parte
Nel 2007 il Rotary Club Rimini Riviera ha fatto coniare un medaglione da consegnare ad ospiti e relatori. La medaglia sul dritto rappresenta uno scorcio della Piazza Cavour di Rimini: Teatro Galli, Palazzo del Capitano, Palazzo dell'Arengo, Statua di Paolo V. Per caratterizzare la città sono stati scelti monumenti meno noti dai soliti (Arco, Duomo, Ponte di Tiberio) solitamente usati. Sul rovescio è raffigurato il molo che partendo dalla città si protende sul mare aperto. Si è voluto rappresentare il molo perchè punto di approdo di coloro che viaggiano per mare, da sempre la grande via di comunicazione e di contatto fra i popoli. la medaglia è stata realizzata da Angelo Ranzi, un artista che si esprime nelle più svariate tecniche della pittura e della incisione, nonch? nella coniazione di medaglie e nella realizzazione di opere in bronzo.
Nel 2001 Giancarlo De Carolis pubblica, per Raffaelli Editore, un racconto che lo riporta alla fanciullezza, quando frequentava con la famiglia i Giardini Margherita di Bologna. Un racconto dei volti, degli accadimenti, delle situazioni vissute in quel posto magico nel corso delle stagioni e degli anni.
Nel 2008 Giancarlo De Carolis pubblica, per Raffaelli Editore, Occhio ai Fiori, otto linoleografie e brevi commenti. La pubblicazione è dedicata alla cara moglie Giuliana, che gli ha trasmesso l'amore per la culrura dell'Arte.
Nel 2010, Giancarlo De Carolis pubblica, per Raffaelli Editore, Aforismi e noterelle per un anno. La pubblicazione è dedicata al figlio Giovanni, che gli ha insegnato a valutare l'ironia. Le pagine contengono 365 aforismi, uno al giorno, taluni curiosi, altri davvero fonte di meditazione.
Nel 2012 Giancarlo De Carolis pubblica, per Raffaelli Editore, Aforismi e noterelle per un altro anno. La dedica stavolta è per il figlio Mattia, che gli ha insegnato a soffrire con dignità. Anche in questo caso si tratta di 365 pensieri, uno al giorno, da leggere e memorizzare per il loro profondo significato.