11/10/2018

PUNTO SULL'ARTE

Massimo Pulini, cesenate di nascita ma ormai quasi riminese d'adozione, da otto anni assessore alla cultura del nostro comune (nonché valente pittore, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna e autore di numerose pubblicazioni) mantiene, nei confronti dell'arte contemporanea, un atteggiamento piuttosto distaccato. Ciò è dovuto innanzitutto al fatto di aver sempre indirizzato i suoi studi verso altri periodi della storia dell'Arte. E in maniera talmente coinvolgente e profonda  da suggerire al nostro Gianni Morolli a proposito del suo ultimo libro (“Mal’occhio – I cinque sentimenti di Guercino”) la battuta che egli possa essere addirittura... la reincarnazione di quel grande artista del Seicento.
Ci ricorda Pulini di avere comunque nel suo ruolo istituzionale ospitato e coordinato diversi gruppi di lavoro sull'arte contemporanea, privilegiando soprattutto le opere “espressione di un pensiero” rispetto ad altre meno decifrabili. E osserva che, caduta la tradizionale distinzione tra arte figurativa e astratta, interrotto dopo la Rivoluzione Francese il sistema di committenza instaurato dalla Chiesa Cattolica, smantellati con Napoleone gli ordini religiosi, ha avuto luogo un vero e proprio crollo ddel sistema. L'arte diventa così una sorta di monologo dell'artista con sé stesso. Non c'è più la sua risposta ( e relativa interpretazione) a una precisa richiesta della committenza. Egli rimasto solo a porsi le domande che emergono dal profondo. Ne consegue che l'arte contemporanea, divenuta autoreferenziale e sempre più 'specializzata', si disinteressa del pubblico. E poiché non esiste più un pensiero dominante tutto diventa frammentario, mentre la critica tenta di analizzare faticosamente segmento per segmento il prodotto di questa disgregazione, “cercando di tenere l'aquilone il più possibile legato alla terra”.
 E' il mercato, il nuovo committente. Un committente per modo di dire dal momento che “chiede all'artista nient'altro che la ripetizione del suo marchio di fabbrica”. Il che ha indubbiamente provocato una frattura tra fruitori e autori, divenuti sovente 'filosofi' della propria Arte. 
La difficoltà dell'arte contemporanea di essere 'comunicativa' soprattutto a causa della sua astrattezza, (un luogo comune è ovvio) si rivela-puntualizza acutamente il Relatore- anche nella satira. C'è chi ha raccolto in volume, sull'argomento 'incomunicabilità', ben 400 vignette della Settimana Enigmistica in formato 20x30. Nella più divertente si vede il pittore che tiene in mano una tela bianca sulla quale è tracciato, al centro, un solo puntino nero al quale rivolge la famosa frase michelangiolesca: “Perchè non parli?”... 
Per fortuna gli artisti non se la prendono troppo. Forse perché hanno il senso dell'umorismo. 
O forse perché (ma questo lo dico solo io) scartano a priori il rapporto col pubblico perfino nelle barzellette. 
 
Giuliano Bonizzato

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