31/01/2018

ORA LE CHIAMANO FAKE NEWS

Si chiamano fake news, ma per tanto tempo hanno avuto nomi meno chic: balle, cazz…te, ecc. Imperversano online, hanno una matrice di natura economica o per orientare opinioni e reputazioni. Sicuramente trovano, purtroppo, una audience sempre più ampia e così come le balle raccontate al bar ci mettevano un paio di giorni per arrivare dal barbiere, ora in pochi minuti possono fare il giro del mondo. Ed è impossibile fermarle.
Ci stanno ragionando in casa Facebook, coi loro algoritmi che paiono poterci offrire addirittura strumenti per dare valore alle news, così da mettere fra la spazzatura il post con la Boldrini inserita con photoshop al funerale di Totò Riina. E tanti l’hanno bersagliata con le peggio parole.
Ieri sera al Club se n’è parlato con Vittorio Argento, giornalista di lunga militanza e tuttora in RAI, e Tommaso Bianco, pure lui giornalista in forza alla Prefettura di Rimini.
 
“Ci lasciamo attrarre troppo facilmente e altrettanto rapidamente reagiamo con un’azione – ha detto Argento – della quale poi ci dovremmo pentire. Invece è fondamentale fermarsi un attimo e riflettere, confrontare le news con le fonti accreditate e autorevoli (ma spesso sbagliano pure loro) e quindi selezionare ciò che ha senso ascoltare o leggere, cestinando il resto.
Certo manca anche un adeguata professionalità in tanti giornalisti che pure loro per la smania di arrivare prima a dare la notizia rischiano di scivolare e cadere rovinosamente”.
 
Una serata, ieri, utile a tener presente che è fondamentale dotarsi di uno scudo selettivo quando si ascoltano o si leggono notizie, che peraltro appaiono sempre più convincenti e spesso sono anche inframezzate da qualche verità per essere più commestibili.

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