11/11/2018

ONORE ALLE FORZE ARMATE

Martedì 6 novembre il Club ha festeggiato le nostre Forze Armate in una serata conviviale che è entrata, ormai, nella nostra tradizione. Quest’anno l’occasione è stata particolarmente significativa dal momento che si sono celebrati i cento anni dalla fine della 1^ Guerra Mondiale, evento tragico per i più di 600.000 morti italiani in battaglia, ma che ha indiscutibilmente segnato una data memorabile per la nostra Patria e per la nostra identità di Italiani.
 
Nostro Ospite e Relatore il Capitano di Fregata Pietro Micheli, dal mese di settembre Comandante della Capitaneria di Porto di Rimini, accompagnato dal suo Comandante in II, il Capitano di Fregata Rosamarina Sardella. 
Il Comandante Micheli ci ha raccontato la storia della Capitaneria e di come questo Corpo si sia trasformato ed evoluto nel corso degli anni.
 
Il Corpo delle Capitanerie di porto è l'espressione di quelle Magistrature speciali marittime alle quali, fin da epoche remote, era affidata la disciplina della navigazione, la tutela dei naviganti, l'amministrazione e la cura dei porti.
Il 20 luglio 1865, con l'emanazione del Regio Decreto 2438, a firma del re Vittorio Emanuele, iniziò ufficialmente la storia del Corpo delle Capitanerie di Porto. Con l'unificazione e la proclamazione del Regno d'Italia, fu necessario riorganizzare l'amministrazione marittima piemontese: il giovane Corpo assommava le attribuzioni amministrative proprie dei Consoli di Marina, funzionari civili eredi delle più antiche tradizioni delle Repubbliche marinare e quelle d'ordine militare del Corpo di Stato Maggiore dei Porti, cui spettava la direzione dei servizi tecnici e di polizia. Il Corpo era composto da funzionari civili che indossavano la divisa del Commissariato di Marina con alcune varianti.
 
 
Fino all'inizio degli anni sessanta le Capitanerie di porto non disponevano né di mezzi navali sofisticati né di reti di avvistamento e telecomunicazioni dedicate al soccorso in mare. In quegli anni il Corpo operava avvalendosi della rete radiotelefonica e radiotelegrafica dell'amministrazione delle Poste. Per le attività in mare, secondo le circostanze, si utilizzavano i mezzi portuali a disposizione; in altri casi si ricorreva a navi o unità dipartimentali della Marina Militare o della Guardia di Finanza.
 
La legge n. 979 del 31 dicembre 1982 "Disposizioni per la difesa del mare" determinò lo sviluppo di un servizio di protezione dell'ambiente marino, finalizzato soprattutto al contrasto degli inquinamenti in mare, non solo attraverso attività di controllo a terra e in mare ma anche con il telerilevamento aereo. Tale provvedimento sancì di fatto la nascita della componente aerea del Corpo: nel 1988 furono, infatti, acquisiti i primi quattro velivoli della linea della linea Piaggio P166 – DL in versione SEM (Sorveglianza Ecologica Marittima). Vennero introdotte all'interno del Corpo nuove figure professionali - quali piloti, specialisti aeronautici e operatori di volo - e venne istituito il 1° Nucleo Aereo di Guidonia (trasferito poi a Sarzana), seguito dai Reparti Volo di Catania (1990) e Pescara (1991).
 
Sul finire degli anni ottanta il Corpo delle Capitanerie di porto si presentava già come un'organizzazione in piena crescita, avanzata dal punto di vista tecnologico, professionale e operativo.
Con il Decreto interministeriale dell'otto giugno del 1989, fu istituita la Guardia Costiera, l'articolazione operativa delle Capitanerie di porto costituita dall'inglobamento dei reparti aeronavali preesistenti. A partire da allora, a similitudine di altre nazioni, le unità navali ed aeree del Corpo recano la scritta "Guardia Costiera" e vestono la livrea bianca con il logo, che, in omaggio alla bandiera italiana e all'appartenenza del Corpo delle Capitanerie di porto alla Marina Militare, raffigura un parallelepipedo tricolore, con la banda rossa più estesa per accogliere al centro l'ancora nera della Marina su campo circolare bianco. Sono cronaca recente le multiformi funzioni del Corpo, molto accresciutosi nelle competenze e nella professionalità.
 
Il Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera, svolge compiti relativi agli usi civili del mare ed è inquadrato funzionalmente ed organizzativamente nell’ambito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al quale si riconducono i suoi principali compiti istituzionali. Il Corpo, inoltre, opera in regime di dipendenza funzionale dai diversi Dicasteri, tra i quali il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali,  che si avvalgono della sua organizzazione e delle sue competenze specialistiche.
 
Tra le citate competenze, in primis, la salvaguardia della vita umana in mare, della sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, oltreché la tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e l’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima, dalla tutela delle risorse a quella del consumatore finale. A queste ultime si aggiungono le ispezioni sul naviglio nazionale mercantile, da pesca e da diporto, condotta anche sulle navi mercantili estere che scalano i porti nazionali.
 
Quale Corpo specialistico della Marina Militare, le Capitanerie esercitano in regime di concorso, funzioni di ordine militare nelle forme tipiche previste dalla legge.
 
L’attuale organico consta di 11000 uomini e donne, distribuiti in una struttura capillare costituita da 15 Direzioni Marittime, 55 Capitanerie di porto, 51 Uffici Circondariali Marittimi, 128 Uffici Locali Marittimi e 61 Delegazioni di Spiaggia, mediante la quale il Corpo continua ad esercitare le proprie molteplici attribuzioni, sul mare e lungo le coste del Paese.
 
L’area d’intervento è di dimensioni veramente ragguardevoli: 8.000 Km. costa, 155.000 kmq di acque marittime interne e territoriali (su cui l’Italia esercita la sovranità); 350.000 Kmq di acque marittime ulteriori sulle quali l’Italia ha diritti (sfruttamento risorse) o doveri (protezione ambiente, soccorso), per un totale di 505.000 Kmq (il territorio dello Stato è pari a 301.000 Kmq…).
 
Il Comando Generale è a Roma, presso il Ministero Infrastrutture e Trasporti. L’organigramma prevede un Comandante Generale, sette Reparti, più due presso il Ministero Politiche Agricole (pesca marittima) e il Ministero Ambiente (protezione ambiente marino). Le operazioni sono coordinate da una Centrale Operativa con funzione di Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo.
 
Componente specialistica: 3 basi aeree (Sarzana, Catania e Pescara); 5 nuclei subacquei; 1 Reparto supporto navale (Messina).
Organizzazione soccorso in mare: 1 Centro nazionale di coordinamento (presso il Comando Generale) e 15 Sottocentri di area (presso le Direzioni Marittime). 
Mezzi aerei: 4 aerei (per la ricerca a medio e lungo raggio) e 15 elicotteri SAR;
Mezzi navali: 6 navi, 46 unità d’altura (classi 400, 300 e 200S) e circa 300 unità costiere (classi 500, 800 e 2000, battelli Alfa e Bravo).
 
Una organizzazione ramificata e complessa gestita da donne ed uomini in uniforme, altamente qualificati e motivati, e la cui preparazione e professionalità è riconosciuta anche in ambito internazionale.
Al termine della sua esposizione, il Comandante Micheli ci mostrava anche due video (un salvataggio di naufraghi in mare al largo della Sardegna ed un video “istituzionale” sull’addestramento degli “uomini-rana” imbarcati sulle navi della Capitaneria), a riprova dell’altissimo livello di operatività raggunto dal Corpo.
 
La serata era arricchita dalla presenza di tutte le Autorità Militari del nostro territorio: il Colonnello Marco Poddi, Comandante del 7° Reggimento AvEs “VEGA”, il Colonnello Antonio Garaglio, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, il Colonnello Giuseppe Sportelli, Comandante Provinciale dei Carabinieri ed il T.Colonnello Luca Vigna Taglianti, Comandante della Caserma “Giulio Cesare”. Tutti insieme in un clima di amicizia e sano cameratismo.
 
Marco Alessandrini

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