26/07/2018

LA SAGRA MUSICALE MALATESTIANA. UN SUCCESSO CHE DURA DA 70 ANNI.

L’incontro con Giampiero Piscaglia storico direttore del settore cultura del comune di Rimini Deus ex machina a partire dal 1984 della Sagra Musicale Malatestiana, segna l’inizio di quel ciclo di serate dedicate dal nostro Club alle ‘eccellenze Riminesi’, che caratterizzerà l’annata rotariana del Presidente Maurizio Temeroli. Un inizio davvero significativo, considerato che la Sagra rappresenta da quasi settant’anni anni l’evento culturale più prestigioso prodotto dalla nostra città appartenendo da tempo, anche in virtù della sua incredibile continuità, alla Storia Musicale del nostro Paese. Si aggiunga che dopo quella che il Relatore ha definito una ‘lunga transumanza’, la Sagra raggiungerà, finalmente, la propria destinazione definitiva come ‘Stagione Musicale’ del Teatro Amintore Galli accasandosi dunque nel luogo che (dopo il Tempio che l’ospitò sino al 1991) è tornato a rappresentare il nostro secondo grande monumento.
 
Come spiegare la ‘splendida anomalia’ di un Tempio Riminese della musica classica in una città che ha scelto il modello turistico di massa? - esordisce il Relatore. Come spiegare la longevità di questa manifestazione in una città che ha, come caratteristica, quello che qualche spiritoso ha definito il ‘complesso di Giove’ vale a dire la spiccata propensione a divorare i propri figli? Da noi, quando qualcuno intraprende una iniziativa, nasce quella tendenza irresistibile a stroncarla che (se mi è permessa una osservazione del tutto personale) stimola anche il confronto e la competitività e spiega forse perché “succede tutto prima a Rimini”.  Probabilmente anche per questo la Sagra Musicale Malatestiana non solo è sopravvissuta ma, tanto per restare sul tema musicale, è andata ‘in crescendo’.  Certo - osserva Piscaglia - il clima culturale della Rimini degli anni cinquanta non era lo stesso di quello respirato poi, negli anni del benessere. La guerra, dopo tanti lutti e sofferenze aveva lasciato il desiderio di dimenticare, di ricostruire, di ritrovarsi proprio attraverso la musica. Una musica’sacra’ (a partire dalle immortali pagine di Lorenzo Perosi) alla quale si accompagnò sempre (caratteristica propria della manifestazione) l’esecuzione di famosi brani sinfonici.
 
Ed è altrettanto certo che la Sagra ha avuto, come avviene per ogni iniziativa di lungo respiro, i suoi ‘cicli storici’. Momenti magici ma anche cadute, dalle quali è ripartita coraggiosamente facendo tesoro dei propri errori. Ma ciò non sarebbe bastato senza il valore umano espresso dai ‘grandi vecchi’ che della Sagra hanno rappresentato l’anima. Primo, tra tutti, l’indimenticato Glauco Cosmi. Pioniere e artefice dell’iniziativa, consulente musicologico, regista di opere liriche al Novelli, di professione tipografo con un passato di giornalista di un quotidiano milanese, collaboratore delle testate locali, assessore, Glauco seguirà con passione la sua creatura per più di quarant’anni, interrotto soltanto dalla sua improvvisa, immatura scomparsa. Al suo fianco, in tutte le iniziative, gli incontri, gli scontri e le proverbiali arrabbiature, la sua compagna di vita, quella Minni Torsani che -ricorda Piscaglia - aveva trasformato il suo negozio di articoli musicali in Via Mentana in un ‘salotto’ di intenditori… Già, i valori umani. Messi in sordina, ormai, dall’attuale era tecnologica ma indispensabili ancor oggi, se è vero che sono sempre troppo pochi quelli che si prodigano, inventano e creano. Piscaglia ricorda anche l’importanza che ha avuto per lui (tuttora programmatore della Sagra dopo trentaquattro anni) il ‘fiuto’ di Glauco per i gusti musicali dei suoi concittadini, un pubblico difficilissimo ‘che non ti perdona mai’, poco disponibile alle novità e che occorre far crescere con tatto ed intelligenza senza esserne mai succubi. Ed ecco scorrere, attraverso le parole del relatore, i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della Sagra.
 
Dalla prima esecuzione (che avrebbe dovuto rappresentare un evento isolato in occasione del V centenario del Tempio Malatestiano, in concomitanza altresì della sua restituzione alla Città dopo il restauro) al trionfo dei concerti eseguiti dalle più Grandi Orchestre trasmesse in Eurovisione in prima serata, in uno scenario di incredibile bellezza rinascimentale. Di particolare importanza  la  svolta segnata nel 1976 da Aterforum per  valorizzare  i giovani interpreti segnalati dai concorsi internazionali, rendendo di conseguenza più lieve il peso del  bilancio (non c’è business nello spettacolo! ) gravante sull’ Azienda di Soggiorno prima e sul Comune poi. E’ in tali occasioni che si presenta la necessità di ‘impadronirsi’ di questi ragazzi di 16, 18 anni, privi di conoscenze e di esperienza, sottraendoli al ‘vampirismo’ di certe Agenzie. Quelle che sottoponendoli a uno sfruttamento fisico e mentale eccessivo, finiscono spesso per annientarne le capacità. Questi giovani vengono dunque letteralmente ‘adottati’ dalla nostra città, inseriti nelle famiglie, rinfrancati e coccolati da tutti per merito anche in questo caso di Glauco Cosmi, che nutre nei loro confronti un affetto protettivo paterno giungendo perfino a raggiungere la Russia assieme a Piscaglia, per sottrarli direttamente alle grinfie dei ‘vampiri’ succitati.
 
Quei ragazzi, raggiunto il successo internazionale, come Uto Ughi e Andrej Gavrilov, sapranno poi essergli riconoscenti, esibendosi spesso a Rimini per compensi modestissimi rispetto ai loro cachet ormai stellari. Come è avvenuto al teatro Novelli in una indimenticabile serata di Uto Ughi organizzata da Minni in memoria di Glauco, nel corso della quale il grande violinista rievocò con grande affetto e commozione la figura dello Scomparso.
Piscaglia ha soltanto accennato (elegantemente e senza entrare in una polemica che forse ci poteva anche stare) alla “Cacciata dal Tempio” della Sagra, costretta di conseguenza a peregrinare tra Rocche, Fiere e Palacongressi. Cacciata verificatosi nel 1991 a distanza di 41 anni dall’esordio, ad opera del Vescovo Mariano De Nicolò il quale volle applicare alla lettera certe disposizioni della CEI senza tener conto delle tante deroghe concesse in casi similari. 
Il relatore ha infine riservato un accenno particolare al ‘Progetto Mentore’ che da dieci anni si propone, con successo,  l’obiettivo di far conoscere ai giovani che non l’hanno mai frequentata, la grande Musica classica, rivolgendosi (come fece Ulisse affidando il figlio Telemaco a quel Maestro saggio e fidato)  a imprese o singoli cittadini che diano loro questa possibilità, acquisendo il merito (che verrà loro concretamente riconosciuto) di assicurare  un futuro alla musica colta attraverso il ricambio generazionale. 
 
Un grazie di cuore a Gianandrea Polazzi e naturalmente al Presidente Maurizio Temeroli per l’organizzazione di questa bellissima, malatestianissima serata. E arrivederci tutti il 7 agosto alle ore 18 per visitare assieme a Giampiero Piscaglia, il Teatro Amintore Galli che, tornato all’antico splendore, alzerà nuovamente il sipario il prossimo 28 ottobre, dopo 75 anni, futuro candidato al prestigioso e proficuo titolo di ‘Teatro di tradizione’.
 
Giuliano Bonizzato
 

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