23/04/2018

DECA: IL FOLLETTO DELL'ESISTENZA. INAUGURAZIONE IL 28 APRILE ALLE 19.00 AL MUSEO DELLA CITTA'

“Il Folletto dei Boschi” è una linoleografia acquarellata del professor Giancarlo De Carolis, di origine marchigiana con infanzia e studi a Bologna e lavoro a Rimini, che fa bella mostra di sé in uno dei tanti libretti di aforismi che il “Deca”, così lo chiamano gli amici ed i fan di tutto il mondo dal secolo scorso, pubblica ciclicamente da decenni con l’editore Raffaelli. Ebbene sono il fortunato possessore dell’originale: uno splendido disegno a pennarello nero su foglia d’oro. 
Forse è questo il personaggio, l’autoritratto (ne vedremo altri in seguito sempre utilizzati come copertina di libretti di aforisimi), l’immagine che calza di più per descrivere un uomo che da quasi cent’anni attraversa la vita saltellando in qua ed in là come un eterno bambino. A tal proposito cito di seguito parte di un articolo scritto da uno dei suoi amici di sempre Giuliano Bonizzato, a tutti noto come Gibo: “Per restare nel campo, caro al nostro Deca, dell’aforisma, credo che il segreto della sua straordinaria freschezza mentale possa sintetizzarsi nel celebre -non si smette di giocare perché si diventa vecchi. Si diventa vecchi quando si smette di giocare-”.
Deca è da sempre stato immerso nell’arte, lo zio Adolfo pittore ed incisore di fama, il padre, la madre che ripone i pennelli nel cassetto in nome dei nascituri figli, della famiglia. Sarà la madre ad indirizzare gli studi del figlio verso la medicina al motto “con l’arte non si mangia”. Giancarlo diventa così uno stimato chirurgo ortopedico ma non riesce a reprimere la sua vena artistica che si esprime attraverso una produzione costante di disegni, dipinti, ed in particolare di linoleografie. Questa tecnica che impone un tratto essenziale conciso, tagliente, è la trasposizione grafica degli aforismi, che il Deca scrive da sempre con la stessa prolificità delle linoleografie stesse. 
Sposa Giuliana Mazzarocchi, pittrice talentuosa, allieva di Virgilio Guidi e di Giorgio Morandi, per dire! Con lei continua a divorare arte. Gli anni passano, ad un certo punto il dolore causato da quelle sinistre fatalità che rendono le nostre esistenze in un attimo sceneggiatura, tragedia, entra prepotentemente nella sua vita: la morte del figlio nel naufragio del Parsifal. Purtroppo a questa disgrazia immensa si somma la lenta dipartita della moglie. Al dolore crescente si unisce la solitudine. In questo contesto si rafforza la sua “venerazione” per un artista bipolare: Ernst Ludwig Kirchner, l’ossessiva ricerca delle verità sul mistero della sua morte, quasi a voler trovare risposte al proprio futuro. 
E’ del 2010 una sua bellissima linoleografia che accompagna un altro libretto di aforismi dedicato “Al ricordo indelebile di mio figlio Mattia che mi ha insegnato a soffrire con dignità”: “l’incisore dalla testa torta (Selbstbildnis)”, un autoritratto ove spiccano gli occhi deformati dalle lenti degli occhiali e la mano ormai scheletrica.
Deca finalmente si strappa dalla bella giacca (è sempre stato assai elegante ed adeguato nell’abbigliamento) l’etichetta di hobbista dell’arte. A novant’anni rinasce come artista a tempo pieno, talentuoso, irriverente, capace di mostrarci una via da percorrere per assaporare la vita, fatta di ironia e della curiosità dell’eterno bambino.
Come la Madonna dei sette dolori credo di aver sperimentato molti di essi. Non il tedio”

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