23/04/2012

RISORGIMENTO SENZA RETORICA

Lunedì 23 Aprile. Conviviale con signore. Interclub RC con Riccione Cattolica, al Ristorante Il Mulino di Misano Adriatico, per la presentazione da parte di Arturo Menghi della sua ultima pubblicazione: Risorgimento senza retorica.
Con la consueta “verve” e senza indugiare troppo sugli importanti concetti storici che stanno alla base della sua ultima rievocazione degli anni infuocati della Romagna negli anni che vanno dal 1821 al 1849, Arturo si è soffermato soprattutto le storie più significative ( spesso anche molto divertenti) che interessano soprattutto la nostra città. Fatti di cronaca che egli trae da inediti documenti d’epoca (sentenze emesse dai Tribunali Pontifici, Diari, documenti d’archivio). Arturo ci ha fatto, così rivivere, i principali avvenimenti di quel periodo, dalla sopravalutata  Battaglia delle Celle ( enfatizzata con troppa fantasia dal Mazzini in una sua celebre pubblicazione e che in realtà altro non fu che una scaramuccia di “retroguardia”) al famoso “Moto di Rimini” che si concluse in un “flop” piuttosto penoso, soprattutto per quanto riguarda il comportamento non certo esaltante del principale protagonista Pietro Renzi, rivoluzionario pavido e anche un po’ ladro…Insomma Arturo (a parte la la sua innegabile simpatia per Giovanni Venerucci, il martire Riminese della spedizione dei Fratelli Bandiera ) sfata, anche in questa sua ultima fatica letteraria, molti luoghi comuni del nostro Risorgimento da lui visto soprattutto dalla parte dei “vinti” , di cui nessuno, normalmente, scrive la storia. Ed ecco emergere dalle pagine del suo “Risorgimento senza retorica” un popolo di artigiani e contadini che milita da una parte e dall’altra secondo convenienza, una elite di nobili che cercano sempre di non “sporcarsi le mani”, e la vita drammatica di due sacerdoti, agli antipodi tra loro, l’uno, Don Alessandro Berardi, impegnato in favore  dei liberali, e come tale ostracizzato dalla Chiesa, l’altro, Don Tommaso Legni parroco di Ciola Corniale, impegnato invece sul fronte dei legittimisti durante la Repubblica Romana. Su quest’ultimo Arturo si è particolarmente soffermato narrandoci come egli venne  ucciso a colpi di fucile dai “liberali” mentre si trovava custodito presso la Caserma dei Carabinieri di Santarcangelo, dopo essere stato arrestato nella sua Chiesa come uno dei capi della controrivoluzione legittimista, durante la Repubblica Romana.   E dopo che il dottor Rocco Rocchi –chiamato a prestargli soccorso in quanto si era sentito male subito dopo essere stato arrestato -non solo si era rifiutato di assisterlo, ma addirittura aveva estratto una pistola minacciando d’ucciderlo!
 Rispondendo a una domanda del nostro Giancarlo De Carolis Arturo ha ricordato che, comunque, giustizia, prima o poi, veniva fatta. Ed infatti, anche in questo caso, popola caduta della Repubblica Romana,  gli assassini vennero processati dal Tribunale Pontificio  e condannati a morte mediante decapitazione, eseguita nel cortile delle Carceri di Forlì.
 

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