18/02/2012

LE CRONACHE MALATESTIANE DI GIBO: TUTTI AMICI NEI RIFUGI. MA NON NEL NEVISCHIO

Rigore invernale. Rigor mortis. Rigor Monti. Crisi economica. Crisi per la neve. Durante le crisi i rapporti umani si rafforzano. Tutti amici nei rifugi montani. E fratelli nelle grotte, mentre fuori cadono le bombe. Fa freddo. Una civiltà gelida si parla solo attraverso il computer… Chiedi una informazione al telefono e ti risponde una voce registrata. Si gioca a scacchi con uno sconosciuto che sta in Australia anziché invitare il vicino a fare una partita… Mancanza di calore umano. Un virus globalizzato. Ma esiste anche la risposta immunitaria. Si chiama Free Hugs. L’idea parte da un ragazzo australiano e innesta una reazione a catena che attraversa tutto il mondo. Sono venuti anche a Rimini. All’inizio, in Piazza Tre Martiri, la gente, che camminava in fretta immersa nelle proprie beghe quotidiane, guardava con un senso di fastidio, se non di sospetto, quei cartelli che ragazze e ragazzi alzavano sulle loro teste con la scritta “Abbracci gratis” scoprendo la corrispondente scritta inglese (Free Hugs) sulle loro T-Shirt. Poi, pian piano,con lo scorrere dei minuti, e grazie alla costanza di quei giovani, che si limitavano a sostare lì, fermi e sorridenti, è avvenuto il miracolo. E’ bastato che qualcuno rompesse il ghiaccio. Poi è stato un continuo abbracciarsi, ridere, scherzare…
Succede come in treno. Passeggeri immusoniti, ognuno chiuso in se stesso. Magari manca il riscaldamento e sono pure in ritardo. Ma se un buontempone lancia una battuta ecco che a tutti non par vero di poter finalmente parlare, aprirsi, sfogarsi. E, scendendo, salutarsi come vecchi commilitoni…
La neve continua a cadere (e tira anche vento) nel paesino di montagna dove sto trascorrendo questa dannata settimana bianca. Tutti ammucchiati nel salone dell’ albergo a fraternizzare con l’aiuto di un animatore. Ma adesso basta. La settimana sta per finire e devo riuscire a farmi quella certa pista. Non da solo però. Non ho più l’età. Mi dirigo alla baita dove i Maestri se ne stanno rintanati, anche loro, a bere grappa e a giocare a carte mentre fuori imperversa una piccola bufera. Avanzo la mia richiesta. Mi guardano come un marziano. Poi:-“Vai te?”. “No, vacci tu”. Un po’ di scaricabarile finchè mi ritrovo fuori, in mezzo al nevischio con un Maestro, magro, dinoccolato, che ha almeno sessant’anni e i baffi che fanno già i ghiacciòli.. –“Beh, andiamo, dài!”
E mi lancia uno sguardo non proprio amichevole…
Va a capire.

 

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