13/03/2012

LA SALUTE DEL MARE E LE ACQUE REFLUE PER L'IRRIGAZIONE

Si torna a parlare di salute del mare e di possibile uso irriguo delle acque reflue al Rotary Club Rimini Riviera. Novanta giorni dopo la prima serata, ecco la seconda, sempre ispirata dalla volontà di verificare la possibilità di non sprecare acqua preziosa come fosse un rifiuto, ma di usarla dopo la sua depurazione per irrigare la terra. Anche stavolta l’appuntamento è stato promosso in collaborazione con l’associazione ‘La cosa giusta’.

La risposta è unanime: sì, è possibile. Non solo. E’ doveroso. Con sfumature diverse, chi più direttamente e chi con maggiore cautela, tutti arrivano alla medesima conclusione.

Ci arriva Adriano Battilani (Senior Researcher -Project manager Consorzio di bonifica per il CER) che ricorda che il riuso dell’acqua sia vecchio come il mondo, che a questo traguardo spinge l’Unione Europea con una percentuale del 10-15% di riuso da raggiungere in pochi anni.
“D’alta parte – ha ricordato Battilani – ogni giorno assumiamo due bicchieri d’acqua irrigua al giorno, filtrata dal processo agricolo ma di tale acqua alla fine si tratta. Ci sono però alcuni problemi da considerare, il più grave dei quali è l’uso sconsiderato fatto del suolo, con la nascita di insediamenti produttivi e civili abitazioni a ridosso dei campi, così che l’acqua torna subito in circolo invece di avere un processo che è anche di depurazione naturale attraverso i canali, i fossi. La legge italiana sul riuso delle acque è molto restrittiva e rischia di diventare assai costoso procedere alla distribuzione per il riuso. C’è poi un problema di cultura. Dire che un prodotto è stato irrigato con acqua di sorgente conferisce valore aggiunto; dire che l’irrigazione è avvenuta con acque reflue è un handicap. Eppure la qualità dell’acqua è indiscutibile”.
Battilani è poi passato ad illustrare alcune soluzioni tecnologiche ed impiantistiche che possono consentire la distribuzione delle acque, secondo processi di decentramento. Più difficile è gestire le acque depurate da un grande depuratore.
“Per arrivare all’uso irriguo delle acque reflue – ha concluso Battilani – bisogna percorrere con convinzione la strada dell’innovazione tecnologica, ma serve anche un salto culturale. Di certo non possiamo continuare a sprecarla. E comunque non c’è dubbio che l’acqua dolce in mare provochi danni. E’ vero, ne è sempre arrivata, ma dai torrenti e da varie punti. Ora invece è come una lama che dal depuratore s’infila direttamente, alterando la salinità”.
Anche il Prof. Claudio Ciavatta (Ordinario di Chimica Agraria dell’Università di Bologna) ha spinto forte l’acceleratore sul riutilizzo.
“Sul nostro territorio riminese – ha detto - è ancor più necessario procedere in questa direzione vista la peculiarità turistica. Abbiamo la ‘fortuna’ di avere un depuratore importante e che sarà potenziato a Santa Giustina, quindi è possibile da lì trasferire acque ai territori agricoli circostanti. Agendo con equilibrio si può pensare ad una distribuzione senza bisogno di particolari infrastrutture. Andrebbero recuperati alvei che storicamente hanno svolto questa funzione, anche in Valmarecchia. Si può fare tanto, non è semplice, ma non si può abdicare al ragionamento e alla ricerca di una soluzione”.
L’agronomo Roberto Venturini ha spostato l’obiettivo su un altro argomento: il vantaggio da trarre da una politica del riuso. “Questo è un territorio a vocazione turistica e poter dire che nulla viene scaricato a mare sarebbe un messaggio straordinario per i nostri clienti-turisti. L’uso irriguo a vantaggio delle nostre produzioni agricole di qualità darebbe ulteriore impulso. Mettiamo a misura questa opportunità, pensiamo agli straordinari vantaggi che potremmo trarre da questa scelta strategica che si rivelerebbe anche un sollievo non da poco per le acque del mare, evitando il processo di stratificazione di acqua dolce che si crea in mare scaricando un’enorme mole di acqua dolce dal depuratore”.
 
Numerosi gli interventi dal pubblico, da quello accorato dell’Avv. Giuliano Bonizzato, che ha ricordato quanto male faccia all’acqua salata quella che arriva dal depuratore e quanto sia necessario non perdere tempo.
 
Interventi anche del consigliere comunale Eraldo Giudici e di un tecnico comunale che ha ricordato che il Comune di Rimini ha un obiettivo davanti, quello di usare almeno il 40% delle acque depurate per l’irrigazione entro il 2016.
 
E’ intervenuto anche il Direttore di Hera Rimini, Edolo Minarelli, il quale ha stimolato ad un dibattito continuo sul tema, coinvolgendo altri attori protagonisti.
Riflettiamo però su un percorso da fare che sia fattibile. Passiamo da una situazione drammatica, nella quale scarichiamo a mare l’acqua di fogna, ad una che immaginiamo ideale nella quale nulla sfocia in mare. Ci sono leggi regionali che hanno individuato 15 depuratori in regione per il riuso delle acque, ma nulla è accaduto. E’ complicato e difficile oggi intervenire, ma passi in avanti sono stati fatti, studi ce ne sono e siamo disponibili a lavorare insieme per soluzioni possibili e di sollievo”.

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