08/05/2012

IO, GLI AMICI E I RIMNE'S AD CLA VOLTA

Siamo omonimi, colleghi, quasi coetanei e amici veri. Entrambi amiamo svisceratamente la nostra città. E ogni tanto, una volta lui, una volta io, diamo alle stampe un librettino che parla “de noialtri”. Ce ne facciamo poi reciproco omaggio. L’altro giorno è toccato a me far festa, aprendo il bustone che conteneva l’ultima fatica di Giuliano Masini:
“Io, gli amici….e i Rimnès ad cla volta” (Edizioni Tuttostampa). E, come al solito, me lo sono bevuto d’un fiato, ritrovando le stesse impagabili atmosfere dei suoi “Riminesi alla menta” edito da Panozzo nel 2005. Giuliano è una miniera inesauribile di ricordi. Gli basta scavare un po’ nella memoria, per portare alla luce nuove pepite d’oro da aggiungere al tesoro di microstorie che ci ha già regalato con munifica indifferenza. E la sua miniera è inestimabile, perché situata nel magico territorio che va dagli anni dell’immediato dopoguerra alla fine dei “favolosi” anni sessanta. Un territorio che entrambi abbiamo avuto la fortuna di abitare, esplorandolo metro per metro e respirandone appieno l’atmosfera. Anche in quest’ultimo imperdibile libro, Giuliano estrae le sue pepite da due filoni principali: quello sepolto nella sua fanciullezza e prima adolescenza, trascorsa tra gli amici, i giuochi gli scherzi e le mille divertenti iniziative dell’Oratorio dei Salesiani di Piazza Tripoli (ora Marvelli) e quello della Rimini finnico-malatestiana che vide la gioconda invasione di battaglioni di disinibite “vichinghe” sciamanti dall’aeroporto di Miramare, con quel che ne seguì. Del libro mi hanno particolarmente attratto le nuove spassose storie su questi ragazzi “di parrocchia” un po’ irrisi un po’ invidiati da chi, come me, faceva invece parte dell’altro grande “polo” di aggregazione degli “under 15 “ di Marina, il “laico” Campo Trieste, una vastissima area fabbricabile posta tra Viale Trieste, Viale Nazario Sauro e Viale Cormons. E se noi li avevamo battezzati, con sarcasmo, “i burdell de pret”, per loro eravamo né più né meno che “i barbari”, orde selvagge perennemente in guerra (a salvaguardia del loro prezioso “territorio”). con le bande di ragazzini provenienti dalle altre zone di Marina Centro. Tutt’altra musica veniva infatti suonata a poco meno di mezzo chilometro dal nostro Campo dove, accanto alla Chiesa di S. Maria Ausiliatrice, bambini e ragazzi trascorrevano le loro giornate in una sorta di “Cittadella” confortevole, serena, protetta e fornita di ogni ben di dio: il Cinema parrocchiale (dove anche molti dei nostri entravano furtivi grazie a un biglietto omaggio ricevuto dal sacerdote dopo la Benedizione, il Teatrino dove i maschi recitavano anche le parti femminili, il campo di calcio che a differenza del nostro aveva le porte vere, il calcinculo che loro, civilini, chiamavano “passavolante”, la silenziosa bibliotechina con le annate rilegate del Vittorioso e perfino un giornalino sportivo autoprodotto in ciclostile. Esisteva tra i burdell di pret -a differenza di quelli del Campo, che si sfidavano continuamente a pugni- una salda amicizia che non escludeva quelle beffe spesso un po’ crudeli nei confronti dei più sprovveduti, che a noi, abituati ad affrontarci a viso aperto, sembravano inconcepibili. Bene. La scorsa settimana nel corso della telefonata fattagli per complimentarlo del  libro, ho chiesto a Giuliano cosa ricordasse dei rapporti tra l’Oratorio e Campo Trieste, avendo constatato che non ne aveva fatto cenno neppure nelle sue opere precedenti. E lui ha cominciato col rammentare che la loro squadra di calcio, molto ben organizzata dai Salesiani, si incontrava spesso con la nostra, disordinata e raccogliticcia, che però non “ci stava mai a perdere”, così che, spesso, la partita degenerava in una scazzottata generale. E fin qui le nostre memorie collimavano. Il fatto è che Giuliano mi ha poi confidato che queste zuffe e relative invasioni di campo, avevano luogo anche quando la loro squadra, condotta dal mitico Don Zanarini, s’incontrava con quella, fortissima, della “Sanges” di Don Pippo, della Parrocchia di Borgo Sant’Andrea, e, soprattutto, che ad esse partecipavano attivamente, dopo “essersi tirati su i sottanoni”, anche i sacerdoti delle due fazioni…E allora, giù “tozze”! Ce n’era per tutti. Altro che Delio Rossi!
Giuro che questa non la sapevo.
Beh, a pensarci bene erano i tempi del Don Camillo di Guareschi. I Salesiani, poi facevano razza a sé.
I preti più in gamba che abbia mai conosciuto.

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