14/02/2012

E PER LA SUA DONNA SIGISMONDO SI FECE POETA

Serata di San Valentino ieri al Club, con l’intervento della Professoressa Michela Cesarini a ricordare una grande storia d’amore, quella fra Sigismondo Pandolfo Malatesta, gran signore di Rimini e Isotta degli Atti, terza moglie del condottiero e da lui amatissima, tanto da divenire anche poeta in suo omaggio.
La serata ha visto anche l’ingresso di un nuovo socio, il commercialista riminese Nicola Perazzini, che quindi diventa il 60° socio effettivo del Club. Avremo modo di conoscere Nicola nelle prossime serate, intanto ieri sera l’ha presentato ai soci Giovanni Minguzzi.
 
Torniamo a Sigismondo e Isotta, al loro amore, per il quale erroneamente fu accreditata l’ipotesi che proprio il Tempio Malatestiano lo suggellasse. Quella I intrecciata alla S trasse in inganno diversi studiosi.
 
Per Sigismondo, Isotta era la terza moglie dopo Ginevra D’Este e Polissena Sforza. I due rimasero vicini fino alla morte di lui, che la conobbe appena dodicenne e della quale subito si innamorò. Un amore prima clandestino, poi, alla morte di Polissena (uccisa?), ufficiale con tanto di matrimonio.
Isotta era la faccia buona, intelligente, equilibrata, rispetto a quella dello scorbutico e anche insolente condottiero. Lei era figlia di Francesco, un ricco mercante e cambiatore di Rimini; molto più giovane di Sigismondo (nacque alla fine del 1432 o all'inizio del 1433) era orfana di madre fin dalla nascita (morì di parto).
Si ricama molto sulla storia d'amore di Isotta e Sigismondo; lui l'avrebbe notata, riuscendo a conquistarla e nel 1447 ebbero un figlio cui venne dato il nome di Giovanni, ma che morì nel periodo neonatale. In seguito, ebbero altri figli e la loro unione venne cantata dai poeti e dagli artisti di corte in tutti i modi. Si può presumere che Sigismondo amasse profondamente Isotta, la quale ottenne dal papa di costruirsi una Cappella funebre all'interno del Tempio Malatestiano. Alla sua morte, si aprì una lotta per la successione.
Le cronache spiegano poco quale fu il ruolo di Isotta nel periodo in cui Sigismondo era in battaglia e sembra che, rimasta vedova, abbia retto il governo della città insieme al figliastro Sallustio.Ma un altro figlio di Sigismondo, Roberto, voleva il potere ad ogni costo e nel 1469 ordinò l'assassinio di Sallustio che, fuori di scena, gli permetteva di impadronirsi della Signoria. Isotta morì nel 1474, forse anch’essa per mano di Sallustio e fu sepolta con l'onore dovuto ad una Signora nella sua Cappella nel Tempio Malatestiano.
La sua tomba non restituì i gioielli e il corredo che ci si attendeva. L’ispezione trovò nel 1700 solo le ossa e forse tutto il resto fu trafugato. Di lei invece si sono ritrovate medaglie in ogni proprietà di Sigismondo. La ritraggono bella, austera, raffinata.
Sigismondo la sposò senza interesse né politico né dinastico, ma solo e soltanto per amore. Sigismondo appena ventenne s’innamorò di Isotta e l’amore per lei fu il più profondo sentimento che avesse nell’animo, un amore che crebbe col passar del tempo e fu corrisposto altrettanto profondamente.
Infatti fu l’unica donna del Signore di Rimini le cui effige furono impresse su una medaglia appositamente coniata da Matteo da’ Pasti.
Molte furono le cantate, le rime, le poesie composte in latino e in volgare per celebrare questo amore, persino lo stesso Sigismondo in panni Petrarteschi cantò il suo amore, si fece poeta per la sua donna:
 
O vagha e dolce luce anima altera!
Creat~tra gentile o viso degno
O lume chiaro angelico e benegno.
In cui sola virtu mia mente spera.
Tu sei de mia salute alta e primiera
A anchora che mentien mio debil legno
Tu sei del viver mio fermo sostegno
Turture pura candida e sincera.
Dinanzi a te l'erbetta e i fior s'inchina
Vaghi d'essere premi del dolce pede e commossi del tuo ceruleo manto.
El sol quando se leva la matina.
Se vanagloria e poi quando te vede Sconficto e smorto se ne va con pianto

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