17/03/2012

CRONACHE MALATESTIANE: RITORNERANNO I CAVALLUCCI MARINI

Tutti d’accordo, finalmente. Al secondo incontro con gli esperti (organizzato, come il primo, dal Rotary Rimini Riviera e dall’Associazione Culturale “La Cosa giusta”) Manager del CER, Docenti Universitari di Chimica Agraria e Microbiologia Marina, Agronomi, e, dulcis in fundo, la Pubblica Amministrazione,   dopo decenni di incredibile disinformazione, hanno ritenuto responsabile delle periodiche esplosioni algali sottocosta   e della scomparsa di ogni forma di vita sul fondo per mancanza di ossigeno, l’unico fiume che sfocia dal deviatore del Marecchia, quando gli altri sono in secca. Un fiume fatto di acqua di fogna (sia pur perfettamente depurata) che, quando in piena estate  il mare è in bonaccia e il sole picchia duro, forma  l’ormai famosa lastra di acqua dolce galleggiante, descritta dal Prof. Piccinetti come unica causa scatenante dei due concomitanti fenomeni. “Una lama- ha osservato con suggestiva immagine Massimo Battilani del CER- che dal depuratore si infila direttamente in mare, alterandone la salinità”. Ridimensionata, coralmente, anche la sbandierata questione dei costi per la fertirrigazione. Si è convenuto, col Prof. Claudio Ciavatta, che  l’impianto di Santa Giustina è posto a un livello più alto rispetto ai campi da irrigare e poiché l’acqua, come è noto, scorre verso il basso, non occorrono, per procedere al suo utilizzo, infrastrutture particolari. Inoltre non vi è motivo di dubitare -anche in virtù dei controlli effettuati dall’Arpa- che Hera abbia ottemperato e ottemperi tutt’ora, ai parametri microbiologici e chimici previsti dalla normativa per gli sversamenti in acque superficiali. Ciò significa che le acque depurate possono essere direttamente convogliate nei canali di irrigazione, nei bacini di stoccaggio, nelle fosse del Marecchia, o miscelata all’acqua del CER, senza ulteriori particolari trattamenti. E, a proposito di costi-ha osservato Roberto Venturini, già Presidente dell’Ordine Agronomi-  quanti turisti perdiamo, ogni anno, a causa di un mare, che, nei primi cinquanta metri dalla battigia, quelli dove sguazzano i bambini, si trasforma troppo spesso  in uno stagno privo di vita? Il colpo di scena della serata, ripresa integralmente dalle Telecamere di Icaro TV, ha avuto luogo allorchè l’ingegner Massimo Totti, responsabile Direzione Infrastrutture Mobilità e Ambiente, ha dato l’annuncio, che, alla vigilia, “era follia sperar”. Vale a dire che il Comune ha accolto finalmente  il grido di dolore del mare ferito e delle campagne sempre più assetate, ponendosi l’obiettivo di utilizzare a scopi irrigui le acque depurate a partire dal 2016, allorchè il megaimpianto di S. Giustina,  raggiungerà il suo definitivo sviluppo. Ma…C’è ancora un ma, purtroppo. Quattro anni di attesa, quattro estati con un depuratore sempre più potente, e, di conseguenza, con un mare sempre più brutto, sono davvero troppi da sopportare per il nostro turismo balneare. Occorre,nel frattempo, rendere operativo il Piano “Alpina Acque” (già approvato e destinato comunque ad interagire con i piani di fertirrigazione)  che oltre a risanare l’invaso del Ponte di Tiberio, salvare dalla corrosione i piloni del Ponte, e salvaguardarci dalle piene del Marecchia,  restituirebbe al mare, attraverso la miscelazione delle acque, buona parte della perduta trasparenza e vitalità.

 

GIBO BOMIZZATO

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