31/08/2011

TUTTI IN BUCA!

Lo splendido scenario del Golf Resort di San Giovanni in Marignano, in interclub con Rimini, Riccione-Cattolica e San Marino, è ripreso il ciclo delle serate rotariane.
Una serata affollatissima, con tanta voglia di raccontarsi l’estate e di ascoltare un relatore, Celso Lombardini, massimo esponente regionale delle Federazione Italiana Golf e testimone di una disciplina sportiva sempre più diffusa.
Intanto sgombriamo il campo dagli equivoci: il golf è uno sport. Dallo scorso anno è rientrato fra le discipline olimpiche e nel 2016 si gareggerà anche per questa medaglia d’oro. E poi a far 18 buche si cammina per una decina di chilometri…
Riavvolgiamo il nastro. Il golf nasce 250 anni fa in Scozia. La leggenda narra che i pastori, un po’ annoiati mentre assistevano le bestie, si inventarono un gioco per spezzare il ritmo della giornata. Presero a battere delle pietre coi bastoni, dandosi un obiettivo su dove indirizzarle.
I tempi sono cambiati: ora un campo da golf ordinario insiste su un’area di 60 ettari e l’erba viene tagliata anche con cinque misure diverse. La più alta sui 6 centimetri, poi a scalare fino a 2 millimetri. Per ‘radere’ in questo modo 60 ettari si spendono 500-600 mila euro all’anno fra personale e macchinari. Un campo da 18 buche può costare 1,5-2 milioni di euro l’anno per la gestione. Per tenere in equilibrio la gestione, alla base sociale da 500-600 soci di media, si aggiunge il green fee dei giocatori provenienti da altri club. Ci aono anche gestioni in attivo laddove diventano possibili anche interventi immobiliari, ma se il club chiude in pari investendo sulle migliorie, va già di lusso.
A proposito di lusso. Si dice che giocare a golf costi tanto. Secondo Celso Lombardin non è così. Una quota annuale va dai 1300 1500 euro annui, se vogliamo il costo di una discreta bicicletta da corsa. Certo, nei club vip si arriva anche a pagare oltre 3000 euro, ma son campi da 36 buche, particolarmente generosi nel campo dei servizi. Forse, ma l’argomento non è stato toccato, il vero costo inaccessibile a tanti è il tempo necessario e di cui disporre per migliorarsi.
Il golf muove una enormità di praticanti nei 35mila campi:, circa 60 milioni nel mondo, l’1% della popolazione complessiva. 27 milioni sono i giocatori americani, 18 in Oriente, 7 in Europa, 100mila (raddoppiati negli ultimi dieci anni) in Italia. Nella nostra regione ci sono molti campi, siamo la quarta in Italia. Il più grande, da 27 buche, è a Cervia (proprietà pubblica, gestione privata). Poi ce ne sono 15 da 18 buche, nove da nove buche e 21 campi pratica. A fine anno si arriverà a 11.000 tesserati.
Con questi numeri, e con giocatori che hanno buona capacità di spesa, il golf muove un indotto turistico assai sostenuto. Circa 2 milioni di giocatori europei impostano le vacanze in luoghi nei quali c’è anche un campo da golf, significa 1,5 milioni di presenze turistiche. Da una decina d’anni nella nostra regione è nato un consorzio fra club, che si organizzano per la promozione. Finalmente anche il paese ha deciso di investire in promozione e sta per partire un progetto da 500mila euro. Certo, non i 20 milioni che spende la Spagna.
Una domanda ha sciolto anche un dubbio che assale coloro che guardano da fuori i giocatori: ma non è noioso giocare sempre nello stesso campo? No, la risposta. Ogni colpo è diverso, il meteo lo condiziona sempre e lo rende unico. E’ una sfida contro il campo.
A qualcuno sarà venuta voglia di provare. Il Golf Resort di San Giovanni è una struttura magnifica, con spazi per il relax e servizi di qualità. Per provare servono i bastoni, una bella quantità di palline e un po’ di pazienza. Al golf, si dice, si chiudono anche i migliori affari e si tessono relazioni. Insomma, perché no?
 
 

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