11/12/2011

L'ABBAZIA DI SCOLCA

E’ sempre un’occasione d’oro quella che il Club offre per conoscere meglio una ricchezza artistica e storica della città, tanto più se a condurre il percorso della conoscenza è Massimo Mori, ancora una volta disponibile ad offrire ai Soci una serata da ricordare.
Il programma ci ha portati sul colle di Covignano, la chiesa di San Fortunato, laddove Massimo ci ha ricordato che tanti Ordini religiosi hanno trovato la giusta quiete per insediarsi.  
L’Abbazia di Scolca nasce nel 1418 quando Carlo Malatesta dona a Pietro Ungaro la Chiesa di Santa Maria Annunziata Nuova di Scolca, appena costruita a suffragio dell’anima dei genitori Galeotto e Gentile da Varano.
I frati ungheresi, che si trovarono a Rimini alla fine del XIV secolo, dell’Ordine dei Paolini da San Paolo Ermete (regola agostiniana) restano all’Abbazia per poco tempo, poi, per ragioni sconosciute vengono richiamati in patria lasciando vacante il Monastero di Scolca.
Carlo Malatesta, assai dispiaciuto poiché aveva donato loro anche la Chiesa di San Lorenzo Monte, l’Ospedale Santo Spirito e la Chiesa San Gregorio Conca, chiama al loro posto i Monaci Olivetani, introducendo così, nella Signoria riminese, l’Ordine benedettino che era il modello più illustre di vita contemplativa dell’occidente.
L’Abbazia diventa importante, cresce, viene rifondata e diventa una delle grandi testimonianze rinascimentali.
La Comunità olivetana di Rimini coltiva interessi teologici, culturali, artistici e scientifici e, ricca di possedimenti in tutto il circondario, prospera fino al 1797, anno delle soppressioni napoleoniche. 
Nel frattempo arrivano a Rimini lo scultore Tommaso Fontana, il pittore Cesare Pronti. Ma anche Giorgio Vasari, che lascia alla Chiesa un’adrazione del Magi davvero meravigliosa.
Nel 1805 la Scolca diviene sede parrocchiale intitolata a San Fortunato Vescovo di Todi. Nel 1925 il Vescovo di Rimini, Mons. Vincenzo Scozzoli, ripristina il titolo abbaziale conservando la memoria degli Olivetani. Oggi è in atto, grazie all’Abate Parroco Don Renzo Rossi, un recupero artistico, culturale e spirituale del luogo e delle sue tradizioni. Ne è testimonianza il museo aperto al fianco della chiesa, una vera chicca che non molti riminesi sanno di poter visitare. Nel museo sono conservati tanti oggetti ritrovati a San Fortunato, apparati e altri che testimoniano la storia di questa chiesa così bella e preziosa. A fine lezione, la visita al museo con la squisita accoglienza dell’Abate. Infine, conclusione della serata dalla Maria, uno dei ristoranti più apprezzati dai riminesi.

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