29/11/2011

LA RIVOLUZIONE DEL SAPERE

Umberto Sulpasso è un economista con molte idee, una delle quali potrebbe spedirlo direttamente nei libri di storia e farlo diventare molto, molto ricco. E’ nato in Italia, ma questo non deve aver inciso tanto su di lui. Ha studiato nella migliore università americana, ha insegnato in tutti i cinque continenti, ha messo a punto un modello economico che ha attirato l’attenzione dell’equivalente della nostra Confindustria in India. Mica un paese in recessione. Con una facile battuta verrebbe da dire che gli anni nei quali non ha lavorato, non ha guadagnato, ma ugualmente ha messo a fuoco il suo sogno, li ha trascorsi in Italia.
E’ stata una gran bella serata al Club, di quelle che ti tengono con gli occhi fissi sul relatore, con le orecchie dritte per non perdere il filo. Di quelle che fanno anche discutere, perché la carne che ha messo sul fuoco Umberto Sulpasso (grazie ad Alessandro Bacci per aver fatto da tramite con un personaggio del genere!) è stata tanta e di prima qualità. Ora diciamo subito una cosa: chi vuole saperne di più di quel che c’è scritto su queste colonne deve comprarsi il libro: ‘Darwinomics. Cina, Usa, Europa e l'economia della conoscenza ’. Alla serata erano presenti numerose autorità, professionisti, rotariani in visita. Fra questi Maurizio Focchi e Alessandro Formica, rispettivamente presidente di Confindustria e Giovani Industriali della Provincia.
Perché non è facile ricondurre alla sintesi l’enorme mole di informazioni, di suggestioni, di riferimento che l’ora di relazione ci ha regalato.
Allora: Sulpasso teorizza una soluzione ai problemi di gran parte del mondo, diciamo Europa e Stati Uniti, i quali si stanno afflosciando su una crisi finanziaria ed economica cercando soluzioni figlie dello stesso male. Sulpasso spiega che è l’elemento della conoscenza il requisito fondamentale per sparigliare le carte nell’arena della competizione. Per agitare le acque, il relatore ha lanciato qualche sasso nello stagno.
Il primo: viviamo un’epoca straordinaria perché il pianeta per la prima volta può passare dalla economia basata sui fossili a quella che privilegia la circolazione del sapere.
Il secondo: sbagliamo se immaginiamo che la potenza di Cina e India sia basata sulla manodopera a basso prezzo. Loro stanno investendo sul sapere.
Il terzo: il dibattito sulle soluzioni alla crisi è cortocircuitato dagli aspetti finanziari e nessuno pensa alla questione economica.
Il quarto: pensiamo che la globalizzazione sia una novità per il mondo, invece c’è già stata anche nell’antichità. Era un mondo più piccolo, più facile da ‘globalizzare’.
Il quinto: risolvere una crisi finanziaria con medicine finanziarie è come correre verso l’abisso.
Il sesto: gli eurobond usati per la crescita sono l’unica soluzione praticabile
Il settimo: bisogna promuovere il Prodotto Nazionale Sapere.
L’ottavo: la tentazione della Germania di fare da sola è storica e ora la Merkel pensa con il ritorno al marco di poter reggere l’urto. Non capisce che l’est la travolgerà.
L’ultimo: il capitalismo europeo può sopravvivere se mette l’euro a supporto dell’economia del sapere.
Con le acque così mosse dal ripetitivo accenno alla valorizzazione del Sapere, Sulpasso è passato alla descrizione del modello.
“Nella crisi non sopravvive né il forte e nemmeno il ricco. Sopravvive chi sa adattarsi. Da qui il riferimento a  Darwin. Ora ci troviamo, dopo aver goduto di uno stato sociale finanziato dal debito e non da una ricchezza reale, a fronteggiare alcuni mostri difficili da combattere. Russia e Cina, ad esempio, sono passate dal marxismo al capitalismo marxista. In Russia il capitalismo marxista ha le sembianze dello Stato; in Cina, spaventati dalla Russia, delegano a burocrati la funzione di imprenditore. In più, la Russia ha energia da vendere, la Cina vanta un impatto demografico impareggiabile per gli altri. L’occidente, che non ha né l’una né l’altra arma, è invecedisarmato. A meno che non si doti della colossale arma del sapere. Già, ci si chiedeva in sala, ma cos’è questo Sapere? 
“Diciamo che è tutto ciò che viene prodotto e di conseguenza genera una trasformazione economica. Ci sono diffusori di sapere individuali, collettivi  e moltiplicatori. Bisogna dare loro un valore economico”.
Adesso tenetevi forte perché proviamo a spiegare qualcosa del modello a cui lavora Sulpasso.
Proviamo a suddividere l’ambito produttivo in cellule. Facciamo finta che uno stato sia divisibile in 500 diverse cellule, dalle varie dimensioni. In una ci sono imprese delle medesime categorie, in altre amministrazioni, in altre le industrie e via dicendo. Dentro ad ognuna si calcola il fatturato del sapere. Poi si prende il Pil e lo si spalma sulle cellule. Si potrà evidenziare il moltiplicatore che a partire dal sapere genera Pil. Quindi si avranno le cellule più redditizie per gli investimenti. Quindi sapremo quanto rende l’investimento in sapere. Facile no? No, perché a monte di tutto ci vuole la macchina del sapere, una sorta di volano, ma bisognerebbe anche inserire un rating.
“Se io investo 100 euro in sapere e il mio concorrente nulla, ma entrambi abbiamo lo stesso debito, non possiamo avere lo stesso rating. Oggi accade questo. Invece io vorrei il fattore K che misura questi investimenti. Avremo un paese dal rating AAA e KKK, migliore di un altro AAA e K. 
Sul concludersi della serata, ha fatto il suo ingresso in sala Carmen Lasorella, già giornalista del Tg2 e oggi direttore di San Marino RTV. “Seguo Sulpasso e condivido le sue idee. Di più: sono reduce dalla Liberia ed è stato straordinario vedere come un paese così arretrato abbia un suo progetto e punti proprio sulla conoscenza”.
 
Chiusa di Sulpasso: “Tanti guardano alla Cina con scetticismo, dicono che esploderà per via di un modello che non tiene. Costoro non sanno che in quel Paese si sta investendo moltissimo per incrementare la conoscenza; non sanno che sta ormai consolidandosi una classe di consumo. Per l’una e l’altra considerazione valgano i numeri. Se il 10% della popolazione ha uno stato avanzato di sapere o consuma, siamo ad un totale che equivale agli abitanti di Germania e Italia messi insieme. Nonni e bambini compresi”.
 
Insomma, e siamo alla fine: bisogna investire su di noi, sulla scuola, su ciò che in passato ha stabilito un primato. “Questa è la terra della Ferrari, di Federico Fellini, del miracolo dell’accoglienza e del divertimento, ve le devo dire io queste cose?”

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