27/07/2011

A PROPOSITO DI CARTESIO...

Sono stato, soprattutto da bambino, il classico bastian contrario. Un filosofettino del dubbio in sedicesimo, un Norbertino Bobbio in miniatura. Un piccolo pestifero rompiballe. Una delle prime parole che ho imparato (mi ricordava la mia povera mamma) è stata: “Perché?”. A otto anni, sulla strada che portava alle Grazie a Covignano, misi in crisi  un Frate che mio padre (al quale avevo posto la stessa domanda) aveva ingenuamente fermato, chiedendogli  come potesse essere Buono un Dio che con il diluvio universale aveva fatto fuori milioni di bambini come me. La prima frase che venne istintivamente in mente al fratacchione fu:“I bambini no!” Poi, di fronte alla mia obiezione che gli unici bambini risparmiati facevano parte della famiglia di Noè, s’incazzò, urlacchiando che il Signore avrebbe punito anche i bambini che facevano certe domande.
Il “dubbio cartesiano” mi centrò, invece,  ovviamente in termini molto elementari,  quando frequentavo la terza media.
-"Chi mi assicura – mi domandavo- che le cose  attorno a me siano effettivamente quelle che percepiscono i miei sensi? Quel dilemma mi si era presentato,  pensando a un mio compagno di scuola “daltonico”, che avendo sempre visto  il mondo in bianco e nero si era  reso conto dell’esistenza dei colori, soltanto in seguito a quanto gli era stato riferito. E ci era rimasto malissimo come se Qualcuno, lassù, l’avesse imbrogliato.
Insomma, c’era da fidarsi anche per il resto? 
Beh, quando, studente liceale, scoprii che il capostipite della moderna filosofia si era posto, anche se in termini enormemente più elevati e complessi, il medesimo problema, fui colto da grande entusiasmo. Un cacadubbi come me il buon Renè Descartes, detto Cartesio! Anzi molto, molto  peggio, visto che dubitando di tutto ciò che percepiva tranne che della propria esistenza, era perfino giunto a ipotizzare di essere l’unico essere senziente dell’Universo e, addirittura, di poter essere lui stesso Dio…
Una  sburonata cosmica!
Grande! Non ci avevo mai pensato!
 In ogni caso il fatto di non dubitare di esistere poteva  costituiva un buon punto di partenza anche per me.
Penso, dunque sono -affermava,  Cartesio nel suo Discorso sul Metodo ( uno straordinario librettino di 74 pagine scritto con la chiarezza di un Indro Montanelli). Ma cosa  sono? Evidentemente un essere imperfetto visto che dubito di tutto tranne che della mia esistenza. Ma se io sono un essere imperfetto allora deve esistere l'essere perfetto che mi ha creato. Giacchè se fossi stato io stesso a crearmi mi sarei creato perfetto. E se esiste questo essere perfetto non è concepibile che possa trarmi in inganno.  Perché Dio non può avere, in sé, ciò che io giudicherei delle imperfezioni.
 Fui preso dal grande entusiasmo che accompagna tutte le scoperte.  L’Essere Perfetto! Ecco la risposta a tutte le mie domande. Ciò che io  ritengo imperfetto, come la tristezza, l’ira, la vendetta non può far parte della Sua natura! E dunque il Dio di Cartesio, non avrebbe mai affogato bambini, né spedito nessuno all’Inferno, né combinato trucchi.
Mi convinsi anche che questo Essere, Perfetto, Buono ma non Onnipotente,  fosse, proprio per questo,  dotato di un grande  senso dell’umorismo. Un po’ come mio padre che non mi puniva mai perchè gli bastava alzare un sopracciglio e su certe marachelle ci faceva spesso una risata.
Anche se in Chiesa vado solo per i funerali e i matrimoni, con il Dio di Cartesio, mi sono sempre trovato bene.  
Come con mio padre, d’altronde.
Gibo Bonizzato

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